La Pescara moderna nacque nel 1927 insieme alla creazione della Provincia di Pescara che prima non esisteva. Fu il solito D’Annuzio, insieme ad altre personalità di allora, a volere l’unificazione dei due abitati a nord ed a sud del fiume, rispettivamente Castellamare Adriatico e Pescara. Sono passati ben 85 anni da quando dall’unione di quei due piccoli villaggi nacque quella che sarebbe diventata la moderna città attuale.
Per celebrare l’anniversario oggi si è tenuta una seduta straordinaria del Consiglio comunale. Presenti in sala le massime autorità cittadine, il Presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa e il sindaco Albore Mascia. All’esterno della sala consiliare, Poste Italiane ha allestito uno sportello per il rilascio dello speciale annullo filatelico realizzato per l’occasione.
Ad aprire la seduta è stato il Presidente del Consiglio comunale Roberto De Camillis: “Con il collega Armando Foschi – ha ricordato – abbiamo iniziato a celebrare la ricorrenza dell’unificazione delle due municipalità in occasione del 75° Anniversario, riscoprendo l’importanza della tutela della nostra storia, innanzitutto quale strumento fondamentale per capire da dove proveniamo e poi perché la tutela delle nostre radici storiche può essere importante per le determinazioni future. Pensiamo che L’Aquila è stata preferita a Pescara quale capoluogo di regione proprio perché venne considerata una ‘città storica’ avendo i castelli, le cattedrali, mentre Pescara era troppo giovane”.
L’ex Presidente Licio Di Biase ha poi ripercorso i passaggi che hanno portato prima alla scissione di Pescara e Castellamare che avvenne nel 1806-1807 e poi alla loro riunificazione nel 1927, “unificazione della quale per un periodo fece parte anche Spoltore“.
Dopo l’intervento del consigliere Augusto Di Luzio, in rappresentanza della maggioranza, la relazione del sindaco Albore Mascia: “Oggi abbiamo l’onore di celebrare una ricorrenza che segnò un momento storico fondamentale per il nostro capoluogo che, a partire dal 12 gennaio 1927, trovò nell’unificazione di due Comuni fino ad allora separati, quella forza politica, amministrativa, economica e insieme quella dimensione territoriale che consentirono alla ‘nuova Pescara’ di avviare un significativo processo di sviluppo, limitato, almeno nelle prime fasi, all’aspetto urbanistico-architettonico, ma successivamente propagatosi anche a quello produttivo, culturale, turistico, un percorso di crescita che è poi proseguito inarrestabile sino ai giorni nostri. Quel 12 gennaio 1927 ha segnato l’inizio del percorso che portò Pescara ad acquisire la dimensione della ‘nuova città’ e a divenire un punto di riferimento per l’intera regione Abruzzo, come peraltro ben profetizzato da Vittorio Emanuele II, per la sua posizione geografica strategica, al centro della direttrice adriatica, per la presenza dell’importante Stazione ferroviaria e dello sbocco sul mare destinato ad accogliere il porto cittadino, per la sua forte vocazione commerciale e per l’intraprendenza e operosità della sua classe dirigente”.
Mascia ha poi ricordato che sull’onda della forza propulsiva derivante dalla fusione fu negli anni immediatamente successivi che la città assistette alla realizzazione dei due importanti Palazzi che ancora oggi ospitano gli Uffici del Comune e della Provincia, dell’imponente sede delle Poste centrali, della Camera di Commercio, del Liceo Ginnasio e della splendida Cattedrale di San Cetteo. “Berardo Montani, il primo Podestà, ponendosi a volte in posizione conflittuale rispetto agli interessi corporativi locali e ai ‘campanilismi’ delle due sponde - ha detto Mascia - assunse le importanti decisioni e le scelte strategiche che determinarono il futuro assetto urbanistico pescarese, grazie anche alla collaborazione dell’architetto Vincenzo Pilotti, professore dell’Università di Pisa che contribuì a ridisegnare il centro di Pescara, conferendogli anche un forte significato simbolico di ‘prossimità’ territoriale, individuando il fiume come fattore unificante, quel fiume che sino ad allora era stato considerato come elemento di divisione tra le due municipalità e che invece divenne il punto di snodo”.
Poco dopo, l’8 novembre 1928, avvenne un altro passaggio cruciale per il futuro sviluppo economico e turistico della città, in quanto venne attribuito alla municipalità di Pescara l’aeroporto, da poco istituito con il nome di ‘Campo di Fortuna di Pescara’, e che solo successivamente, per volontà di Gabriele D’Annunzio, venne denominato ‘Pasquale Liberi’ in onore dell’aviatore abruzzese.
“Il momento dell’unificazione è stato dunque il crocevia dello sviluppo della città stessa – ha concluso il sindaco – ed è nostro dovere di amministratori ricordare con senso di gratitudine coloro che contribuirono alla concretizzazione delle aspettative legate all’unione delle due municipalità. Quindi, oltre alle forze politiche, alle associazioni degli operatori economici, dobbiamo menzionare due figure che hanno avuto un ruolo decisivo nei confronti del Governo in carica, ossia l’onorevole Gianfranco Acerbo e Gabriele D’Annunzio”.

